Blogstar - RSS http://feedraider.com/rss-feed/h6tqc/ Lifestream (8/11/09) http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/ve4wzyeSuDg/ (di Gianluca Neri)
Le chiavette USB sono il MALE: http://ff.im/-b7dy8 [gianlucaneri]
RT if U like @gpdir Chapter 29th of The Great Phone Directory is OUT! You can read it on the official Facebook page http://bit.ly/grphone. [gianlucaneri]

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Sun, 8 Nov 2009 00:26:14 GMT
Lifestream (7/11/09) http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/w-eFz8uF_F4/ (di Gianluca Neri)
Secondo voi quelle cose lampeggianti sul tetto delle stanze d’albergo sono solo anti incendo o anche anti fumo? http://ff.im/-b3o8f [gianlucaneri]
(Cose che hanno una certa importanza solo per me) Dalla camera d’albergo vedo via Paolo Fabbri 43. http://ff.im/-b3qOp [gianlucaneri]

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Sat, 7 Nov 2009 00:26:01 GMT
TheClassifica 89 – I diari di Nathan Adler http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/Bu_we0hcYZI/ (di Paolo Madeddu)

Lunedì 2 novembre 2009. 12.30. La FIMI-Nielsen comunica che il disco più venduto d’Italia è Crazy love di Michael Bublè. Madeddu non commenta. Atteggiamento comprensibile, a quell’ora non è completamente sveglio. Non che lo sia mai.

Martedì 3 novembre. 20.55. Dall’alto di un ponte, 4 ragazzi apparentemente tra i 16 e i 20 anni cercano di centrare Madeddu, sottopassante e a piedi, con un pietrone (circa 6-7 kg). Da lui interrogati (con una certa quale aggressiva irruenza) al riguardo qualche secondo dopo, negano rapidamente, poi scappano. Atteggiamento, davanti a un critico musicale, comprensibile. Causa le scarpe da fighetto, l’inseguimento di Madeddu non è all’altezza dei suoi normalmente decenti tempi sui 1500. Così impara. Forse volevano ucciderlo, forse ricordargli che la sua vita vale poco. Forse erano fans di miticoVasco o di Alessandra Amoroso (n.2) o Madonna (n.3). Forse invece volevano solo ammazzare uno a caso, senza valutarne il censo, la casta, il colore. Un gesto democratico-situazionista. Madeddu non ha denunciato la cosa alle autorità competenti. Pensa che come quando è stato derubato in casa oppure della macchina, Carabinieri e Polizia non faranno granché. Oppure che lo picchieranno o ricatteranno. Atteggiamenti, nei suoi confronti, comprensibili.

Mercoledì 4 novembre. 13.20. L’Italia sale al n.5 nella classifica degli sniffatori di cocaina. Madeddu non commenta. Berlusconi neppure. Marrazzo nemmeno. Atteggiamento comprensibile.

Giovedì 5 novembre. 23.15. Laura Pausini trionfa ai Grammy Latini. Così dicono i media italiani. Secondo Google, 1630 siti riprendono, identica, l’ANSA. Mille-seicento-trenta. Wow. E poi dicono che non c’è informazione in Italia. Mille-seicento-trenta siti che come l’ANSA, quindi, ricordano che Laura tra qualche giorno parte in tournée.

Mille-seicento-trenta siti che non informano che assieme al suo, sono stati attribuiti altri 48 Grammy. Atteggiamento comprensibile, del resto i giornalisti devono passare il tempo davanti a facebook e poi è vero che un “Best Pop Vocal Female Album” supera in prestigio un “Best Ranchero Album”. A meno che non siate un ranchero, ovviamente.

Ai Grammy non latini invece i premi sono 109. Tra i non latini vengono premiati però anche il Latin Best Pop Album (vinto a febbraio dai mitici Juanes) e anche l’album norteño, premio andato a Los Tigres del Norte. Atteggiamento comprensibile, il sig. e la sig.ra Grammy devono accontentare tutti e creare fiducia nella ripresa. Il Grammy più bello è sicuramente: “Migliori note di copertina”. L’anno scorso ha vinto un giornalista di nome Francis Davis per la riedizione di Kind Of Blue. Di Miles Davis. Madeddu commenta: “Non mi sembrano parenti. Miles Davis è morto ed era negro, mentre Francis Davis è vivo ed è bianco”. Atteggiamento, da parte di Francis Davis, comprensibile.

venerdì 6 novembre 2009. 10.00. Madeddu continua a non scrivere TheClassifica. Mentre lui boicotta il PIL, l’Italia è in crescita per l’Ocse. L’Ocse, qualche mese fa, era inattendibile per Tremonti, Scajola e Sacconi. Madeddu ignora che Sacconi è quello che ha la moglie direttore di Farmindustria. Mentre lui è ministro della Salute. Atteggiamento comprensibile. Siamo adulti e soprattutto vaccinati. A proposito. Il contratto da 200 milioni per il vaccino antinfluenzale. E’ molto stupendo. Tra le tante cose stupende che hanno lasciato un po’ così la Corte dei Conti, c’è che il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali sarebbe comunque “obbligato ad accettare il vaccino anche in assenza dell’autorizzazione all’immissione in commercio in Italia”. L’autorizzazione UE – mmh, quegli stronzi che boicottano la nostra economia. Atteggiamento, da parte di gente invidiosa, comprensibile. Comunque, Berlusconi entusiasta commenta – e rilancia, dicendo che siamo al n.6 tra i contribuenti ONU. E anche l’Istat giura che ci sono dati confortanti. Perlomeno questo dicono i titoli degli articoli e dei tg. Nessuno va a leggere le cifre, che sono: in aumento la gente che dice (44,9%) che la sua situazione non è peggiorata dall’anno scorso. Quelli che dicono che la situazione è peggiorata, sono ora SOLO il 50,0%. Leggere gli articoli invece che i titoli però è noioso, e uno come Madeddu non lo farebbe mai. Perché alla fine, anche se si atteggia a rompiballe e insulta sbavando Feltri e Farina, prende soldi (anche) da Mondadori. Come Wu Ming. Atteggiamento comprensibile. Chi altri ha soldi da dare?

Sabato 7 novembre 2009. 0.05. Finalmente, a soli due giorni dalla pubblicazione della hit parade della settimana dopo, Madeddu commenta la hit parade. Dice che Bublè già gli stava sulle palle prima; adesso che è al n.1 con una settimana di ritardo sulla sua previsione, lo trova ancora più tarocco, con la sua voglia di eleganza formale falsa come Giuda, il suo crooning pacioccone e asessuato, la sua ricerca di classe riflessa, i suoi tonybennettismi. Meglio, allora, sentire le cover di vecchiume cantate da Giuliano Palma. No, d’accordo. Non è meglio. Comunque tra poco esce Mario Biondi, che ha lo stesso target, e Bublè può salutare il suo n.1 e andarsene sciabadabadando affanc***. Poi Madeddu commenta le nuove entrate. Su Sting (n.6) (come l’Italia) (perché ha casa da noi eccetera) dice che c’è un’eccellente recensione su rockol.it dell’effabile Alfredo Marziano. Madeddu pensa che effabile sia il contrario di ineffabile. Madeddu pensa anche che sia suo diritto ignorare il disco di Sting, come del resto dei dischi di Loreena McKennitt o di Angelique Kidjo o de Los Tigres Del Norte. Dice che è una questione di territorio: non è mainstream. In realtà è una questione di gusto personale. Anche se sa che sta parlando di musicisti enormi. La differenza è che in passato Sting ha fatto mainstream. E quando lo ha fatto, lo ha fatto meglio degli altri. Ma oggi no. Di Sting ce n’è uno, così come di Peter Gabriel. Possono permettersi di andare dove hanno voglia. E non seguirli sempre, a prescindere, è segno di intelligenza che loro per primi rispetterebbero, conclude Madeddu (pur mancando di qualsivoglia intelligenza).

Quanto alle altre new entries, non sfondano il magma di long seller tra il n.6 e il n.9 (Gigi D’Alessio, Eros Ramazzotti, Tiziano Ferro) e il n.10 della grossa delusione pop di quest’anno, Shakira; aggiungendo il n.11 di Renato Zero, si profila una sorta di sbarramento dei titoli “sicuri” rispetto a proposte con una base più incerta: The Bastard Sons Of Dioniso (n.12), Luca Napolitano (n.16) (…è un altro che stava dalla De Filippi) (meglio dirlo per prevenire i “chicazz’è??” giunti per Sandrina Amoroso e Valerio Scanu, che è sceso al n.4, davanti a Noemi) (d’altro canto, il vostro atteggiamento è comprensibile) (guardare Canale 5 non è obbligatorio)

(per ora)

(to be continued…)

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Sat, 7 Nov 2009 00:15:53 GMT
Della foto del Capo dello Stato, chissenefrega http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/JvkjuQtXCG8/ (di Filippo Facci)

Anche la foto del Capo dello Stato dovrebbe troneggiare obbligatoriamente sui muri delle scuole, pure quella è prevista dai regi decreti del 1924 che regolamentano ancor oggi l’uso del crocifisso e che sono stati ripresi da varie disposizioni amministrative: ma il progressivo disuso dell’icona presidenziale – spesso maltrattata, deturpata da scritte o disegni, più spesso mancante – non accalora, non divide, all’apparenza non gliene frega niente a nessuno. Eppure, se può far discutere il significato di un crocifisso in un ufficio pubblico, quella foto appesa sul medesimo muro non dovrebbe prestarsi ad equivoci: è lo Stato nella sua forma più alta, la prima carica, il garante della Costituzione e via pompando. Tuttavia si scende sul piede di guerra per il crocifisso – che nella Costituzione o in Parlamento non c’è – e niente del genere accade per la foto via via scomparsa di chi la Costituzione dovrebbe garantire. Il Golgota infiamma più del Quirinale, e qualcosa vorrà pur dire.

L’excursus è interessante. Prima del fascismo, nelle aule delle scuole, c’era la foto del re: e un senso c’era. Coi Patti lateranensi di Mussolini e la croce e la fotografia comparvero assieme: e c’era un senso anche lì. Coll’avvento della Repubblica e con la successiva revisione del Concordato la croce e la foto assunsero uno status diverso – non c’era più la religione di Stato – e tuttavia a sbiadire fu la seconda. Una circolare dell’ottobre 1967 ricordò che la foto presidenziale figurava tra gli arredi scolastici obbligatori – le amministrazioni potevano attingere a degli appositi contributi – ma negli anni Settanta i vari presidi presero via via a non richiederla o a non sostituirla. Nel febbraio del 1973 le scuole ricevettero una circolare del ministero dell’Interno che cercò di arginare il fenomeno: «E’ stato segnalato che non sempre le aule scolastiche sono fornite del ritratto del capo dello Stato… Ciò posto si prega di invitare le amministrazioni comunali e provinciali, cui spetta l’ onere dell’arredamento degli edifici scolastici, perché provvedano sollecitamente a dotare le aule della fotografia del presidente». Una circolare similare del 1983, infine, non modificò granché la situazione. Comuni e Province, non più sollecitati dalle scuole, spesso hanno cancellato le voci dai bilanci. Ma se è facile che un crocifisso alla fine salti fuori – uno qualsiasi – la foto di Giorgio Napolitano non è che puoi ritagliarla dal giornale: deve essere quella ufficiale, esito di un’operazione gestita nientemeno che da Quirinale, Presidenza del Consiglio, ministero dell’Economia e Poligrafico dello Stato. La Zecca ci mette i fotografi: tre. Ottenere una sola foto viene a costare decine di migliaia di euro e potrà comprarla qualsiasi cittadino: costa dieci euro, da immaginarsi la ressa per accaparrarsela.
La mancata esposizione della foto di Giorgio Napolitano ha creato polemica una sola volta, per quanto si ricordi: una trasversalità di parlamentari, il 1° ottobre 2008, rivolse una vibrata interpellanza in quanto «risulterebbe che il Ministro della Semplificazione Normativa, Sen. Roberto Calderoli, avrebbe esposto nel suo Ufficio al Ministero, anziché, come d’obbligo, la foto del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, la foto del Ministro delle Riforme e leader del movimento politico Lega Nord, onorevole Umberto Bossi». Ah! Vilipendio.

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Fri, 6 Nov 2009 11:15:03 GMT
Peekaboo’s diplomacy http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/qAjcx-S52W8/ (di Jonkind)

(secondo la stampa Silvio Berlusconi starebbe facendo un giro di telefonate con le cancellerie europee per sostenere Massimo D’Alema alla poltrona di ministro degli esteri della UE)

(Francia)
- Cucù!
- Silviò. Nous en avons dejà discuté, pour ce cas de Battistì tu dois parler avec Carlà, elle est très pissée avec toi…donc je ne peux pas parler avec Lula pour l’extradition…
- ma no, è per D’Alema
- dalemà? le communiste?
- Volevo dire che per me è ok
- ah, bon! tu veux exchanger lui avec Battistì…je ne sais je dois parler avec Carlà, mais…
- ciao, vecchio puttaniere, e aloraaaa, Carla te l’ho lasciata io eh, ciao, ciao…(clic)
- mais… Silviò! arrete toi, ce que tu veux est dalemà exilié a Paris? Silviò! Silviò!

(Germania)
- Ku-kù!
- ………
- Buh!
- ………
- alooooora, Angelooona, senti, ti volevo dire che D’alema a me mi va beeene!
- ……….
- così me lo tolgo di qui, capito? eh, Merkelona in giallo?
- ………..
- va beeene, daai, c’hai da fare, Angelona Lansbury, Kancelliera fi Cermania!
- …………
- Allora, D’alema, Ein, Dain, Trein…Ja?
- …………
- Kaputt… Kapò?
- (clic)

(Georgia)
- Cucù!
- (clic)

(Russia)
- Cucù!
- Dasvidanja Silvio, dimenticato qualcòsa in dacia durante colloquio con Schroeder?
- No, Vladimir, scèder?
- Irina, Katiuscia, Svetlana?
- D’Alema
- Dalenka?
- Per me è OK
- non capire Silvio, noi non vòlere comunismo in Russia…
- non è per la Russia, ma per l’Europa
- per Euròpa?
- Ministro degli Esteri, la UE, Vladimir… eh ti ricordi in Sardegna che ti ho fatto lo show: “lo volete vedere Vladimir? Allora fate: Da, da, da”
- ma Russia non essere Europa Silvio, che vuoi che io fare?
- non ti preoccupare Vladimir, con te ci parlo sempre io, ci vediamo in dacia per le cose…Vladimir, la conosci quella di Berlusconi e Zukov a Stalingrado?
- Silvio, io non capire, tu essere simpatico ma io avere cose da fare, tu chiamare Erdogan
- Erdogan? Ma Turchia è Europa?… Boh, però gli racconto quella di Berlusconi dal Sultano
- Salutare, Silvio (clic)
- Ciao Vlad!

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Fri, 6 Nov 2009 11:05:42 GMT
Lifestream (6/11/09) http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/8asZDtiDyJM/ (di Gianluca Neri)
Shared This Cat Betrayed His Girlfriend.
This Cat Betrayed His Girlfriend http://ff.im/-b0Otz [gianlucaneri]
Oggi ho perso tre treni. E non è una metafora: treni veri. http://ff.im/-b2mjI [gianlucaneri]
Chiavetta Vodafone: FAIL. http://ff.im/-b2rT6 [gianlucaneri]
…quelli che, una volta saliti sul treno, il mondo andrebbe incontro all’amageddon se non continuassero a dare… http://ff.im/-b2s5l [gianlucaneri]

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Fri, 6 Nov 2009 00:26:04 GMT
Ma io difendo quella Croce http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/xdXr-96adms/ (di don Diego)

di Marco Travaglio
da “Il Fatto Quotidiano” di giovedì 5 novembre 2009

Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. E non per le penose ragioni accampate da politici e tromboni di destra, centro, sinistra e persino dal Vaticano. Anzi, se fosse per quelle, lo leverei anch’io. Fa ridere Feltri quando, con ignoranza sesquipedale, accusa i giudici di Strasburgo di “combattere il crocifisso anziché occuparsi di lotta alla droga e all’immigrazione selvaggia”: non sa che la Corte può occuparsi soltanto dei ricorsi degli Stati e dei cittadini per le presunte violazioni della Convenzione sui diritti dell’uomo. Fa tristezza Bersani che parla di “simbolo inoffensivo”, come dire: è una statuetta che non fa male a nessuno, lasciatela lì appesa, guardate altrove. Fa ribrezzo Berlusconi, il massone puttaniere che ieri pontificava di “radici cattoliche”. Fanno schifo i leghisti che a giorni alterni impugnano la spada delle Crociate e poi si dedicano ai riti pagani del Dio Po e ai matrimoni celtici con inni a Odino. Fa pena la cosiddetta ministra Gelmini chedifende“ilsimbolodellanostratradizione”controi “genitori ideologizzati” e la “Corte europea ideologizzata” tirando in ballo “la Costituzione che riconosce valore particolare alla religione cattolica”. La racconti giusta: la Costituzione non dice un bel nulla sul crocifisso, che non è previsto da alcuna legge, ma solo dal regolamento ministeriale sugli “arredi scolastici”. Alla stregua di cattedre, banchi, lavagne, gessetti, cancellini e ramazze. Se dobbiamo difendere il crocifisso come “arredo”, tanto vale staccarlo subito. Gesù in croce non è nemmeno il simbolo di una “tradizione” (come Santa Klaus o la zucca di Halloween) o della presunta “civiltà ebraico-cristiana” (furbesco gingillo dei Pera, dei Ferrara e altri ateoclericali che poi non dicono una parola sulle leggi razziali contro i bambini rom e sui profughi respinti in alto mare). Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. È, da duemila anni, uno “scandalo” sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno”). Gratuità: la parola più scandalosa per questi tempi dominati dagli interessi, dove tutto è in vendita e troppi sono all’asta. Gesù Cristo è riconosciuto non solo dai cristiani, ma anche dagli ebrei e dai musulmani, come un grande profeta. Infatti fu proprio l’ideologia più pagana della storia, il nazismo – l’ha ricordato Antonio Socci – a scatenare la guerra ai crocifissi. È significativo che oggi nessun politico né la Chiesa riescano a trovare le parole giuste per raccontarlo. Eppure basta prendere a prestito il lessico familiare di Natalia Ginzburg, ebrea e atea, che negli anni Ottanta scrisse: “Il crocifisso non genera nessuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente… Perché mai dovrebbero sentirsene offesi gli scolari ebrei? Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato morto nel martirio come milioni di ebrei nei lager? Nessuno prima di lui aveva mai detto che gli uomini sono tutti uguali e fratelli. A me sembra un bene che i bambini, i ragazzi lo sappiano fin dai banchi di scuola”. Basterebbe raccontarlo a tanti ignorantissimi genitori, insegnanti, ragazzi: e nessuno – ateo, cristiano, islamico, ebreo, buddista che sia – si sentirebbe minimamente offeso dal crocifisso. Ma, all’uscita della sentenza europea, nessun uomo di Chiesa è riuscito a farlo. Forse la gerarchia è troppo occupata a fare spot per l’8 per mille, a batter cassa per le scuole private e le esenzioni fiscali, a combattere Dan Brown e Halloween, e le manca il tempo per quell’uomo in croce. Anzi, le mancano proprio le parole. Oggi i peggiori nemici del crocifisso sono proprio i chierici. E i clericali.

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Thu, 5 Nov 2009 13:14:49 GMT
Lifestream (5/11/09) http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/85Ho1ALcqN8/ (di Gianluca Neri)
Da giovedì a domenica a Bologna per il Festival of Festivals. Aperitivi? Cene? Pigiama party? http://ff.im/-aZ3Vk [gianlucaneri]
Bastard, io vi voglio anche bene, però no, proprio no, anche a mettercela tutta. http://ff.im/-aZoTI [gianlucaneri]

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Thu, 5 Nov 2009 00:26:04 GMT
out of duty http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/iwECoOMD_CQ/ (di Makkox)

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Wed, 4 Nov 2009 12:54:24 GMT
La fissa della croce http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/M6zyF0hReJE/ (di Filippo Facci)

Questa è un’opinione di minoranza, ma rimango convinto che a dover fornire delle spiegazioni è chi vuole mantenere l’obbligo dei crocifissi, non viceversa. Vista con raziocinio, infatti, la versione di chi vorrebbe trasformare il crocifisso in una tradizione facoltativa è di una linearità annichilente.

Questa, più o meno: il crocifisso fu reso obbligatorio quando il fascismo dispose che quella cattolica era la religione dello Stato, quando cioè dei regi decreti diedero una base giuridica a quest’abitudine; dopodiché la Costituzione del 1948 sancì l’eguaglianza delle religioni di fronte alla legge sinché la revisione del Concordato del 1984 perfezionò il tutto: l’Italia da allora è uno stato perfettamente laico – dovrebbe esserlo – e quindi ogni simbolo religioso dovrebbe avere i diritti di ogni altro. Ne consegue che in linea di massima l’obbligo del crocefisso presto o tardi sparirà, come pure sparirà l’ora di religione configurata come è oggi, e sparirà il diritto delle chiese cattoliche di scampanare come altre non possono fare, e sparirà insomma ogni uso e consuetudine che non sia armonizzato con la lettera del diritto positivo.

L’unica incognita è quando succederà: resta il fatto che succederà – piaccia o non piaccia – come è destino di ogni «tradizione» che la legge non preveda espressamente. Il Tar e il Consiglio di Stato, quel giorno, smetteranno di attaccarsi alla mancata esplicita abrogazione di un decreto fascista del 1924.La Corte di Cassazione, da par suo, l’ha già detto il 15 dicembre 2004: nessuna legge impone la presenza dei crocifissi nei luoghi pubblici.

Ciò posto, la decisione della Corte di Strasburgo non fa una piega: anche se – sappiamo – non verrà rispettata. La Corte ha stabilito che la presenza dei crocifissi nelle aule scolastiche «è una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni»; una persona di religione non cattolica, allo stesso modo, potrebbe sentirsi a disagio nel sentirsi giudicata da un tribunale che dica «la legge è uguale per tutti» e intanto esponga un simbolo che privilegia un’identità precisa: qualcosa che è davvero arduo liquidare come «tradizione» o «cultura» in senso stretto. E’ una religione. Eccome se lo è.
Resta il fatto che alla classe politica italiana, di questo problema, importa meno di zero: si limita perciò a opinare annusando l’aria. La sentenza della Corte di Strasburgo non l’hanno neanche letta, non conta che possa avere sostanzialmente ragione: conta che nessuno è ancora disposto a dargliela. A complicare le cose restano gli strascichi dell’11 settembre 2001: le guerre, il confronto tra civiltà, le discussioni sulla Costituzione europea e sulle nostre radici, l’afflato spirituale seguito alla morte di Giovanni Paolo II: nelle more di tutto questo resta intatta la tentazione di riappropriarsi di un pensiero forte che divenga fortilizio d’Occidente.

Da qui, dunque, alcune pretese fuori dal tempo – a opinione di chi scrive – che in questo Paese sono riuscite a bipolarizzare anche il crocifisso. Tra queste la proposta di legge di un deputato leghista, nel 2002, che puntava a che il crocifisso tornasse a troneggiare in Parlamento: quello italiano, non quello – inesistente – della monarchia assoluta d’Oltretevere.

(Libero, 4 novembre 2009)

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Wed, 4 Nov 2009 00:35:26 GMT
più forte ragazzi! http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/AJcsY0QssDo/ (di Makkox)

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Mon, 2 Nov 2009 21:37:56 GMT
Macchiaradio nella casa del trans (non quella di via Gradoli) http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/oOzV_3aUFHM/ (di Gianluca Neri)

Questa sera – come ogni lunedì, almeno fino a quando non partirà il serale di “Amici” -, a partire dalle 21 su RadioNation 4, Macchiaradio si dedica al cazzeggio in prime-time per commentare la seconda puntata del Grande Fratello 10.

Per ascoltare la puntata sarà sufficiente aprire Macchianera: andremo in onda in audio e in video.

Dietro ai microfoni: Matteo Bordone, Laura Carcano, Marco Ghezzi, Paolo Landi, Fran Fiorini, Ilaria Mazzarotta, Gianluca Neri.

Chi perde la puntata potrà rifarsi con il podcast.

Se hai perso la puntata, puoi sottoscrivere il podcast di RadioNation ed ascoltarla in differita sul tuo PC o lettore Mp3 a questo indirizzo (o cliccare qui per aggiungerlo in iTunes).

Ecco cosa puoi fare:
Ascoltare la radio mentre continui a navigare (apre un piccolo player, così puoi uscire da questa pagina)
Chiamare in diretta via Skype (abbassando il volume della radio e avendo cuffie e microfono)
Entrare in chat via web
Entrare in chat via IRC (installa il programma necessario: Windows | MacOS | Linux )
Consultare il palinsesto di RadioNation su Google Calendar ( HTML XML ICAL )
Se vuoi interagire in diretta con il programma, entra nella chat IRC di RadioNation cliccando sul link “Continua a leggere…” sulla destra, oppure qui. Se invece utilizzi un programma in grado di collegarsi a IRC, è sufficiente cliccare qui. Se la volete a pagina intera (cosa consigliata, dal momento che la nuova finestra di chat è parecchio larga), cliccate qui.

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Mon, 2 Nov 2009 18:56:44 GMT
links for 2009-11-01 http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/B14joiYGMHI/ (di Gianluca Neri)

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Mon, 2 Nov 2009 06:04:12 GMT
Lifestream (2/11/09) http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/yA-892uDJYI/ (di Gianluca Neri)
Ecco, è il momento (bisogna sempre anticipare di un’anticchia l’attaccante): Chrome IN, Firefox OUT. http://ff.im/-aOjR0 [gianlucaneri]
L’altro giorno ero a cena con uno che ne sa, perché in quell’ambiente ci lavora, e mi enumerava titoli scritti da… http://ff.im/-aOkuH [gianlucaneri]
mental_floss magazine http://ff.im/-aOA2P [gianlucaneri]
Can simultaneous prayer take God offline? http://ff.im/-aOA32 [gianlucaneri]
Caffeine & Edibles : Baconnaise http://ff.im/-aOC9I [gianlucaneri]
Check out the Celebs Twitter list I’ve added to Listorious http://bit.ly/10iDSp #media #celebrities #entertainment #tv #actors #cinema [gianlucaneri]
Listorious http://ff.im/-aONb4 [gianlucaneri]
Quelli che si lamentano perché li blocchi; quelli che si lamentano se non accetti l’amicizia su Facebook; quelli… http://ff.im/-aPzD0 [gianlucaneri]

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Mon, 2 Nov 2009 00:26:01 GMT
La settimana del sacrificio di Abramo(vich) http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/hoy1QjuEs4Q/ (di Massimo Bernardi)

1 - Questa settimana l’asticella è stata spostata. Per un pranzo da Nello’s, ristorante italiano di New York, il milionario russo Roman Abramovich ha scucito 52.000 dollari (tecnicamente 47.221.09, il resto mancia). Pensateci stasera, mentre beccuzzate la vostra insalata.
2 - Quando gli abbiamo chiesto quali fossero i loro peggiori clienti i ristoratori si sono sfogati. Ma stavolta abbiamo chiesto ai clienti quali sono le peggiori tendenze degli ultimi 10 anni. L’apocalisse.
3 - Il ristorante guadagna un punto nella nuova guida del Gambero Rosso. Ma non può essere migliorato. Per il poco trascurabile motivo che è chiuso dal 2007 (e forse bruciato).
4 - Di solito non facciamo caso all’età degli animali che finiscono nel nostro piatto. Ma voi un astice di 70 anni lo mangereste?
5 - Quello francese è tutto un altro topo di pane. (Astenersi stomaci impressionabili).
6 - Chi sono i nuovi negri del mondo? I ciccioni sono i nuovi negri del mondo.
7 - Abbiamo visto Julie & Julia questa settimana. Un film sulla passione per il cibo o per gli orologi a cucù? E poi quella voce…
8 - Ora che Ponte Vecchio è sparecchiato, alla soprintendente di Firenze servono nuove idee. Diamogliele, dai.
9 - Pssst… indecisi su come si tiene un bicchiere di vino? Prima leggete qui, poi venite a vedere perché incoraggiamo la Rifondazione Lambruschista.
10 - Se siete dalle parte di Napoli segnatevi la data. Sabato 21 Novembre è il primo D-Day (Dissapore promette una gloriosa sbafata)

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Sun, 1 Nov 2009 22:19:11 GMT
links for 2009-10-31 http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/0rzGKGL56QA/ (di Gianluca Neri)

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Sun, 1 Nov 2009 06:02:59 GMT
Lifestream (1/11/09) http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/36eed9GeuoI/ (di Gianluca Neri)
Riparte l’esperimento, per chi ne ha voglia: un capitolo del libro scritto (e corretto in diretta) su Google Wave…. http://ff.im/-aNq5e [gianlucaneri]

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Sun, 1 Nov 2009 00:26:05 GMT
Favole http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/2jLkSaLIkx8/ (di Mauro Biani)


Postmater e vignetta più grande.

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Sat, 31 Oct 2009 00:10:26 GMT
La notizia nell’era della sua riproducibilità tecnica. http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/YKWP5imVoLc/ (di Filippo Facci)

Eravamo rimasti alla società dell’immagine, alla dittatura dell’immagine, poi alla notizia sostituita dall’immagine, suprema Cassazione della realtà: ora siamo all’immagine che riesuma le notizie di cui non ce ne fregava niente. Annozero e la fiction su Marrazzo non c’entrano: era normale, ci si è inventati il video perché semplicemente non c’era e infatti è stato la parte più memorabile della trasmissione, mentre La Stampa titolava: «C’è un video di 13 minuti con Marrazzo» perché la semplice esistenza di un video ormai è una notizia eccitante, come a dire: preparatevi.

Ma vogliamo parlare del caso di Stefano Cucchi? La notizia era disponibile da giorni, snobbata dai più: ma spuntano le foto ed ecco che i grandi quotidiani si avventano allarmati su una notizia che già c’era: «Morto dopo l’arresto, diffuse le foto shock» ha titolato il Corriere, purché sia chiaro che la notizia ritenuta più interessante non era «Morto dopo l’arresto», ma «diffuse le foto shock», dunque le foto.

E il video napoletano stile Gomorra? Avete notato che qualcuno aveva le maniche corte? L’esecuzione, già nota, è dell’11 maggio scorso, e tuttavia Repubblica: «Adesso la città ci aiuti». E perché solo «adesso»? Ah già, perché c’è il video, già, che stupidi.

Non dobbiamo più chiederci che cosa accadrà domani, ma quali immagini troveremo oggi.

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Fri, 30 Oct 2009 22:55:46 GMT
links for 2009-10-29 http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/CCWClk1nHH4/ (di Gianluca Neri)

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Fri, 30 Oct 2009 06:03:24 GMT
Prova http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/TCKnmWdEnPA/ Prova per il feed.

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Fri, 30 Oct 2009 00:56:16 GMT
Viados del tramonto http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/jeirQVXnJNg/ Ebbene sì, Piero Marrazzo – per ora – risulta che non abbia commesso reati, e in teoria non aveva motivo di dimettersi. Figurarsi se ne avrebbe avuto motivo Silvio Berlusconi, che è andato con una prostituta o un milione che fossero. Anche il decreto di condanna dell’ex direttore di Avvenire Dino Boffo era davvero poca roba, a ben vedere. La faccenda della «ricattabilità» poi è una sciocchezza siderale, perché dove non c’è reato non dovrebbe esserci vergogna: ma siamo un Paese che resta cementato a un’ipocrisia profonda, storicamente e culturalmente radicata, inguaribile, ormai codificata. A regnare incontrastato resta non il diritto positivo, ma il diritto naturale, gli usi & consuetudini, il celeberrimo «si fa ma non si dice».

Puoi fare ciò che vuoi, basta che non ti faccia beccare: sesso, adulterio, aborto, eutanasia, abusi edilizi, lo scontrino che non ti hanno dato ma che tu non hai chiesto, l’auto in doppia fila, un’immensa zona grigia in cui il lecito può essere moralmente illecito, e l’illecito confina invece con una cultura tutta italiana nel definire leggi che probabilmente, già si sa, non verranno rispettate. Ogni regola varata contempla in partenza un venturo accomodamento, una mediazione a metà tra il suk latino e il rosso porporale. Imbracciare di volta in volta una questione morale, in questo scenario, significa solo: devi fare quello che dico io, perché sì.

Intanto ex pistaioli di giudiziaria settacciano i peggio trans della Capitale e mendicano interviste guardone e squallori veristi, mentre squadre di segugi annusano ogni possibile traccia della vita sessuale di Piero Marrazzo mentre della questione giudiziaria – esattamente come per le inchieste di Bari – tutto sommato chissenefrega. Che pena anche lui – Marrazzo – nel suo copione accelerato del redento di sinistra: pubblica confessione, pubblica mortificazione, pubblica minimizzazione, pubbliche dimissioni, somatizzazione e malattia, pace con la moglie in tre secondi, ritirata in convento in altri due, probabilmente seguirà libro (tipo «Ho ritrovato la strada», ma suona ambiguo) e poi ritorno in tv, predicozzi sull’infelicità del successo, ero come un drogato eccetera.

Che pena anche certe interviste a psicologi & psicoterapeuti tipo una – meravigliosa – pubblicata sulla Stampa: «Coi trans il cliente cerca la cura della mamma», qualcuno che magari «cucini le torte»: che è roba da indagare sull’infanzia e sulle madri degli psicoterapeuti italiani. L’intervista ipotizzava che gli uomini vadano coi trans per via «dell’eccessiva virilizzazione delle loro donne», del tipo: hanno una moglie mascolina e allora si rifugiano nel tepore femminile di un brasiliano di 1 e 90 che rompe le noci coi denti.

Di fronte a tutto questo c’è un Paese che fa spallucce rispetto fronte allo scudo fiscale, che consente di ripulire e di far rientrare del denaro illegale, e poi c’è un Paese che da 51 anni rifiuta di incassare del denaro legale: quello delle prostitute, o trans, escort, come volete chiamarle. E’ lo stesso Paese che accosta la prostituzione a un problema essenzialmente di arredo urbano – nascondendo la polvere sotto il tappeto, nonostante in strada eserciti ormai una minoranza – diversamente da altri paesi europei dove migliaia di persone svolgono un mestiere legale e perciò pagano le tasse come gli altri.

C’era anche una sinistra, in Italia, che un tempo si faceva paladina dei diritti civili e delle minoranze – le prostitute tra queste – mentre ora ce n’è un’altra che sprigiona bigottismi e fa tragedie se un tizio è andato con una escort e un altro è andato con un trans: mestieri – ripetiamo – non illegali. E’ la stessa sinistra che lascia ad altri il compito di proporlo una volta per tutte: abbiamo bisogno di soldi? A 51 anni dall’approvazione della legge Merlin, che abolì le case chiuse in attesa di una regolamentazione mai giunta, facciamolo: decidiamoci e discipliniamo la prostituzione come già accade nei paesi civili. Al primo che parlasse di immoralità chiedete, appunto, perché lo scudo fiscale sarebbe più morale.

Prendete tre casi del 2008, infine.

Elliot Spitzer, governatore di New York, viene intercettato mentre combina con una prostituta; si dimette.

Ikka Kanerva, ministro finlandese, spedisce sms piccanti a una spogliarellista che se li rivende; si dimette.

Max Mosley, presidente della Federazione internazionale di automobilismo, compare in un video che documenta un’orgia con cinque prostitute più lui; non si è dimesso.

Che cosa accomuna questi tre casi? In teoria nulla. Il governatore di New York ha compiuto un reato, perché nel suo Stato la prostituzione lo è: a casa. Il ministro finlandese, coi suoi sms, non ha compiuto un reato: a casa lo stesso per ragioni «morali». Neppure Max Mosley ha commesso un reato (la prostituzione in Germania non lo è) e semmai lo ha subito, perché è stato spiato: e molti lo volevano a casa lo stesso.

Ergo: se in una condotta la discriminante non è più la legalità ma la sua pubblicizzazione, addio. Se la morale mediatica supera in importanza il rispetto delle leggi, addio. Per i personaggi pubblici sarà sempre più difficile sfuggire a una totale trasparenza: ma sarà sempre più difficile che la concedano. Per questo Paese già culturalmente portato alla doppia morale, in altre parole, gli scandali politico-sessuali sono terreno ideale: toghe e massmedia si scateneranno ancora di più. Non è la moda del momento: ci frastorneranno le palle per anni.

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Fri, 30 Oct 2009 00:42:54 GMT
Lifestream (30/10/09) http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/PFNXoxFjfLA/ (di Gianluca Neri)
Distanti saluti http://ff.im/-aIiUW [gianlucaneri]
Ho aggiunto all’interno del testo che Macchianera passa al feed anche il nome degli autori dei post, altrimenti… http://ff.im/-aImZa [gianlucaneri]
Io chiedo scusa a tutti quelli che magari mi hanno scritto e aspettano una risposta. Sono in dirittura finale per… http://ff.im/-aIo3t [gianlucaneri]

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Fri, 30 Oct 2009 00:26:02 GMT
Polvere gialla http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/Yjn2dd0NzcE/ Mi sono svegliato col cuore in gola. Devo aver fatto un brutto sogno. O forse era così bello che non ero in grado di reggerlo. Sarà per questo che sono rimasto con la tachicardia per tutta la mattina. Con uno sforzo immane sono riuscito a ricostruirlo e ad appuntarlo su un foglio prima che la memoria sfumasse. In genere, è come cercare di acchiappare la nebbia. Ma questa volta ci sono riuscito. L’ho scritto qui, su questo foglio. Adesso lo ripasso su word e l’aggiusto, così ogni tanto me lo posso rileggere. Ricordo che era quasi l’alba e stavo per svegliarmi. La vedevo solo io, perché sotto di me era ancora notte. Mi trovavo a cavalcioni su un satellite, sopra il Mediterraneo. Doveva esserci stato un conflitto nucleare in medio oriente perché alle prime luci dell’alba sotto di me era scomparso tutto. Erano scomparse la Palestina, Isreale, la Somalia, l’Iran, la Libia, la Siria, la Turchia. Perfino Afghanistan e Iraq. Non c’era più bisogno di lunghe trattative di pace fra israeliani e palestinesi. Non occorrevano più lunghi dibattiti sull’ingresso della Turchia nell’Europa. La Somalia e la Libia non erano più dei potenziali rompicoglioni. E la guerra in Afghanistan e in Iraq era finita. Non c’erano superstiti.
Dal satellite osservavo il polverone che era rimasto. Una polvere sottile, luminescente. Era il fall out delle esplosioni nucleari. Stava allontanandosi dai paesi del medio oriente e si dirigeva verso l’Italia favorita dal vento. Quando il vento calava, la polvere radioattiva rimaneva sospesa in aria come un’immensa nube gialla. Allora cercavo di disperderla agitando a mano le pale del satellite. Sembrava funzionare. La brezza riprendeva subito delicata e il polverone tornava a muoversi sul mare.
Ora però stava andando in direzione delle coste della Sardegna. Si avvicinava ad Olbia. Alla fine, la polvere gialla arrivava a poggiarsi sul risotto alla milanese che Silvio Berlusconi stava per portare in tavola a villa Certosa. Giallo su giallo. Nessuno degli ospiti se ne sarebbe accorto. Io mi sbracciavo dal satellite per avvertirli del pericolo, ma loro non mi sentivano. Il fall out era arrivato sui piatti degli invitati dando al risotto un tocco dorato luminescente che nemmeno a Gualtiero Marchesi era mai riuscito. Di lì a poco il Berlusconi avrebbe servito personalmente il risotto. Faceva il suo ingresso trionfale con il pentolone e riscuoteva gli applausi della tavolata con una delle sue solite battute cretine.
«Sapete perché oggi siamo così di buon umore?», chiedeva.
«Perché non c’è l’opposizione?», azzardava Fini.
«No! Perché abbiamo riso!».
I primi a morire contorcendosi (non dalle risate) erano Fini e Schifani. Essendo entrambi di stomaco sensibile, e non avendo mai sopportato il risotto alla milanese, reagivano immediatamente. Umberto Bossi, da quel cafone che è sempre stato, per una volta faceva qualcosa di elegante vomitando sulla tavola un liquido verde perfettamente intonato con la sua cravatta leghista.
Il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli, invece, faceva una fine complicata. Ogni volta che provavo a immaginare che fine avrebbe fatto, lui ne faceva una ancora più complicata.
Ad un certo punto, la polvere gialla si fermava. Girava intorno a vuoto. Andava, tornava. «Dov’è Ferdinando Adornato?», sembrava chiedersi. E non trovandolo si avventava su Giuliano Ferrara. Adornato, si sa, sopravvive a qualunque cosa. E infatti era accanto a me che commentava questo sogno. E ridevamo, ridevamo. Quanto ridevamo io e Ferdinando!
Nel frattempo, dopo il risotto, Ferrara veniva colto da una crisi violenta di dissenteria. Andava a scaricare in un campo lì vicino e non si accorgeva di cacare radioattività su una vipera. La vipera si trasformava in un’enorme anaconda gialla e lo ingoiava in un sol boccone. Ma trovandolo indigesto decideva di avvicinarsi quatta quatta all’allegra tavolata sputandolo, scuoiato dagli acidi digestivi, in mezzo alle altre portate. Gli ospiti ritardatari arrivati in quel momento esclamavano: «Ci siamo persi il risotto ma non ci perdiamo il porceddu!» e si avventavano con forchette e coltelli sul povero anchorman ancora cosciente. La moglie Anselma, a quella vista, moriva di crepacuore fra le braccia di Emilio Fede.
Io seguivo tutto dal satellite. Ridevo felice e mi dicevo: «Ma questo è un sogno!». Laggiù succedevano cose strane. Ma nessuno se ne accorgeva, presi com’erano a mangiare a quattro ganasce.
Prima di morire nelle convulsioni, a Ignazio La Russa era scomparso il pizzetto e la voce era diventata femminea. Invece, alla Meloni, la Carfagna, la Prestigiacomo e la Gelmini, che erano sedute insieme dalla parte opposta della tavolata, erano cresciuti peli dappertutto. Guardandosi, ridevano istericamente. E schiattavano. Non per la radioattività ma soffocate dal risotto che, si sa, è incompatibile col riso.
Il ministro della Giustizia Alfano faceva una morte giusta, maledicendo giustamente se stesso dal momento in cui aveva accettato l’incarico di ministro a quello in cui aveva accettato di fare il bis con il risotto. Elio Vito, per la prima ed ultima volta in vita sua, ammutoliva. Matteoli, Zaia, Maroni, Scajola e Frattini, nonostante il divieto del ministro della Salute Sacconi, si erano tuffati tutti in piscina dopo pranzo, e si erano subito accorti che l’acqua aveva preso una colorazione gialla. Pensavano che Silvio avesse fatto la pipì, e per loro doveva essere quasi una benedizione. Ridevano felici perché quell’abluzione sacra avrebbe trasferito loro un po’ dei suoi poteri e sarebbero diventati immortali. Morivano ridendo, gettandosi gli schizzi d’acqua.
Renato Brunetta si era ritirato nella sua stanza per una pennichella, ma non riusciva a prendere sonno. Passeggiava nervosamente sotto il letto quando un gatto entrato dalla finestra, scambiandolo sicuramente per qualcos’altro, lo divorava all’istante. Il gatto poi cresceva come un’enorme tigre gialla e senza strisce, e si aggirava per le camere mangiandosi Raffaele Fitto, Andrea Ronchi e Gianfranco Rotondi. Giulio Tremonti riusciva a mettersi in fuga con una gamba sola, scampato al primo attacco. Sapeva come utilizzare le sue poche risorse con economia. Ma incontrava l’anaconda gialla. Le sue ultime parole, prima di entrare nelle sue fauci erano: «Maledizione! È tornato il serpente monetario!».
Sandro Bondi era l’ultimo a morire, abituato com’era a digerire di tutto. Dopo pranzo si era seduto all’ombra di un pino per leggere a voce alta un libro con le sue poesie e aveva ancora un sorriso ebete sulle labbra.
Io seguivo dall’alto i movimenti della polvere gialla. Sembrava cambiar forma continuamente mentre si spostava da un obiettivo all’altro. Ora aveva la forma di un animale mitologico gigantesco, e si dirigeva verso altre coste dove villeggiavano i parlamentari dell’opposizione.
«Guarda, papà! Un pollo!», diceva la figlia di Buttiglione indicando il cielo sulla spiaggia di Gallipoli.
«Ma no piccola ignorante, è un drago taoista della dinastia Tang (618-907)!», correggeva con spocchia Massimo D’Alema dall’ombrellone vicino.
Poi la polvere li divorava tutti.
La spiaggia era diventata un’immensa distesa di scheletri e carcasse. L’unico che si poteva riconoscere ancora era Fassino perché era uguale a prima.
Presto rimaneva solo la spiaggia deserta.
Però non ricordo bene.
Nel sogno devo essermi addormentato sognando che invece su villa Certosa cadeva un missile nucleare e tutte quelle cose che ho appena descritto accadevano in realtà ai parlamentari dell’opposizione. E che a cavallo del satellite, accanto a me, non c’era Ferdinando Adornato, ma la polvere gialla che aveva preso le sue sembianze. Oppure no. No, no, aspetta. Era proprio Adornato, fin dall’inizio, che riusciva ad arrivare dappertutto con la sua infinita capacità di trasformazione. Come quello lì di Heroes, come si chiama. Cylar, ecco.
Io il sogno sono riuscito a ricostruirlo fino a questo punto. Accidenti alla memoria.
Poi ci sono solo dei brandelli che ricordo appena.
E quelli della sinistra radicale? Di sicuro la polvere gialla non poteva ucciderli perché erano già morti da diverso tempo. Alla fine, per quel che mi ricordo ancora, il polverone, dopo aver cambiato forma diverse volte per colpire alcune altre categorie di persone, sembrava rassegnato a disperdersi.
D’altra parte, ormai era l’alba ed era stanco. Io sentivo che stavo per risvegliarmi in un Paese nuovo. Senza politici, senza bancarottieri, senza sindacati, senza la Confcommercio, senza la Confindustria, senza una classe dirigente incapace, senza statali nullafacenti, senza i giornali, senza la televisione e soprattutto senza il Vaticano. La polvere radioattiva aveva fatto la cosa giusta.
E così mi svegliavo nel sogno dopo aver sognato un sogno simile a questo. E scoprivo che era vero. «È tutto vero!», esclamavano con me migliaia di altri italiani che avevano fatto lo stesso sogno. Era un’alba radiosa. Eravamo tutti felici. Ridevamo come bambini. Ricordo che a un certo punto mi sono detto: «Dai, adesso puoi svegliarti veramente! Di che hai paura? È tutto vero!».
Poi, purtroppo, mi sono svegliato.

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Thu, 29 Oct 2009 18:39:18 GMT
TheClassifica 88 – Uccidiamo i critici musicali http://feedproxy.google.com/~r/Macchianera/~3/qU-D3xBsPFg/ Gaudeamus igitur, Alessandra Amoroso ha tenuto! Per la gioia dei suoi sensibilissimi piccoli ultrà, pronti a farsi esplodere per lei. Meglio così. Avevo sopravvalutato l’inutile Michael Bublè, che invece entra solo al n.3, e non riesce nemmeno a scalzare quella purea di patata che è il disco di Madonna. La sensibilissima pattuglia di Amici di Maria si arricchisce peraltro del sensibile Valerio Scanu, il cui album debutta al n.4. Ora, dopo aver passato gli ultimi giorni a difendermi a colpi di Topexan da una turba di sensibili minorenni teledipendenti, sarei pazzo a negare ciò che è sotto gli occhi di tutti, cioè che Scanu è il nuovo Frank Sinatra. Comunque, i 90 e passa commenti ottenuti da TheClassifica 87 non mi hanno lasciato indifferente. Perché da quando il sottoscritto era un sensibile 12enne si chiede, come penso tutti voi, cosa ne sappiano e in fin dei conti cosa ci stiano a fare i critici musicali. Non è come chiedersi cosa ci stanno a fare i politologi e gli economisti, perché quelli ogni tanto vengono presi per le orecchie e portati dall’altra parte della barricata, a fare la politica e a fare l’economia. Persino ai giornalisti che si occupano di calcio spesso viene chiesto di entrare in organigramma.

Così su due piedi ricordo Tony Damascelli che lavorò per la Juve, Mario Sconcerti per la Fiorentina, oppure un mio piccolo mito, Paolo Viganò che su Tuttosport spruzzava bava come un idrante ogni volta che scriveva di Alvaro Recoba. E ogni volta che gli altri bruti non capivano l’arte di quest’ultimo e gli davano 5 (”Sbaglia tutto dal primo all’ultimo minuto”), lui concordava con Moratti che il Chino era “deliziosamente imperfetto. Sbaglia? Amen” – e gli dava 8. E siccome Moratti ha sempre saputo apprezzare chi ha il coraggio delle opinioni di Moratti, lo ha assunto, e tuttora Paolino è il direttore della comunicazione della squadra con le maglie color funerale. E’ vero che ogni tanto un po’ di piede in due scarpe lo teniamo pure noi sfigati: chi diventando amico del cantante (brrr, rabbrividisco) e scrivendone la biografia, chi diventando addetto stampa di un artista o una piccola etichetta o un festival.

(…tra parentesi) (qui va a finire che mi metto in un pateracchio peggiore della settimana scorsa) (perché sembra che io parli dal piedistallo di quello puro che rifiuta i conflitti di interesse, capite?) (quando in realtà, semplicemente, nessuno mi vuole, dehehihohu).

Però in buona sostanza, è pacifico che noi kritici non siamo (o non siamo più) in grado di portare al successo degli artisti emergenti neanche quando siamo tutti compatti come 44 gatti. Le radio – quelle a cui fotte qualcosa della musica, cioè tre – se ne strabattono di quello che scriviamo. Non siamo in grado di impedire che degli squaqueroni ben vestiti vendano dischi a migliaia. A fatica, dopo anni di dibattiti, siamo giusto in grado di rivelare al pubblico delle verità inaspettate tipo “Sgt.Pepper fu una rivoluzione”, oppure “il rock deriva dal blues”. Insomma, che ci stiamo a fare?

Ecco, alla fine io credo sinceramente che siamo qui a fare dell’intrattenimento. A far vedere i maglioncini buffi o i cappelli buffi o le giacche buffe a Sanremo o Amici. A vedere chi scrive la stroncatura più chic di Shakira (n.5), ma anche gli aggettivi più ortodossi e noncompromettenti sul sesto posto in classifica di Noemi, o le considerazioni più sottili e saputelle sul settimo posto di Gigi D’Alessio – scegliendo se chiamare l’applauso di quelli che lo colpirebbero con una libreria Billy oppure guadagnarsi l’ovazione dei fans fingendo il coraggio di rivalutarlo, magari citando Pasolini – che si sa, per definizione, aveva capito tutto (compreso Gigi D’Alessio). E siamo qui a divertirvi e un po’ a farvi incazzare snobbando i Pearl Jam (n.8) o cogliendo tutti i citazionismi dei Muse (n.9), per chiudere poi con un buffo buffetto a Eros Ramazzotti (n.10), che alla fine è amico di tutti, è di Roma ma vive a Milano ed è un italiano vero da sventolare come una bandiera. Poscia, a seconda della voglia di lavorare, possiamo sciorinare il nostro acume nell’analisi della hit parade facendo notare che in Italia vende più un vecchio disco che hanno già tutti (Pink Floyd, The Dark Side Of The Moon, n.28) di un disco nuovo che si è sentito per tutta l’estate (David Guetta, n.30), o che continua a vendere di più un discusso morto americano con un disco vetusto (Michael Jackson, Thriller, n.31) che un apprezzato cantautore italiano con un disco nuovo (Mario Venuti, n.33).

Quindi come vedete, forse la verità è che noi criticiroc (senza la k, che l’abbiamo persa per strada) siamo semplicemente qui a intrattenervi, facendo il contrario di quello per cui siamo pagati.

In pratica, siamo come Berlusconi.

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Thu, 29 Oct 2009 01:36:25 GMT